La Depressione

La Depressione

Ultimamente non ho più voglia di fare niente di tutto ciò che mi piaceva prima, la mattina è il momento peggiore della giornata in cui non mi alzerei neanche dal letto. Mi ritrovo spesso a pensare al passato e forse mi sta sfuggendo il presente…”

Il termine Depressione indica la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni fisiche, fisiologiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

Che cos’è il disturbo depressivo maggiore?

I disturbi dell’umore sono sindromi psicopatologiche caratterizzate dall’alterazione dei meccanismi che regolano il tono del nostro umore e che permettono all’individuo di relazionarsi con l’ambiente circostante.

A volte però le variazioni dello stato d’animo possono risultare eccessive ed essere accompagnate da un’ampia gamma di sintomi che alterano il funzionamento quotidiano della persona.

Tra questi, uno dei più frequenti è il disturbo depressivo maggiore.

Sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche le più semplici attività quotidiane come alzarsi dal letto e farsi una doccia risultano molto faticose.

Le persone che soffrono di depressione maggiore sperimentano angoscia persistente, perdita di interesse nelle attività che normalmente danno piacere. Inoltre vivono in una condizione di frequente umore negativo, si percepiscono come inadeguate e senza valore, considerano l’ambiente circostante come ostile e non supportivo e il futuro appare loro pieno di difficoltà.

Quali sono i sintomi?

Il disturbo depressivo maggiore si manifesta attraverso sintomi di vario tipo:

  • Cognitivi: si parla di pensieri negativi, una scarsa opinione di sé e delle proprie capacità, aspettative negative nei propri confronti e rallentamento del flusso del pensiero;

  • Emotivi: spesso le emozioni provate sono tristezza, angoscia, disperazione, senso di colpa, sensazione di vuoto, mancanza di speranza nel futuro, perdita di interesse per qualsiasi attività, irritabilità e ansia;

  • Comportamentali: riduzione delle attività quotidiane, difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere problemi, evitamento delle persone, isolamento sociale, comportamenti passivi, riduzione dell’attività sessuale, tentativi di suicidio;

  • Somatici: perdita di energia, senso di fatica, difficoltà a concentrarsi, agitazione motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno, mancanza di desiderio sessuale

La gioia, il piacere, l’affetto, la spinta all’azione lasciano il posto alla passività e alla demotivazione, due elementi che incastrano la persona in un circolo vizioso che la paralizza.

Quanto è diffusa la depressione? Quando compare?

La depressione è un disturbo molto diffuso tra la popolazione generale. Le statistiche parlano del 10-15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne. Fino al 15% degli individui con depressione grave muore per suicidio.

Il disturbo depressivo può esordire ad ogni età, con un’età media di esordio intorno ai 25 anni. 

Come avviene la diagnosi?

Quando si procede nella valutazione di un disturbo depressivo maggiore sono due gli elementi principali che devono essere sempre presenti ai fini della diagnosi:

  • Umore depresso per la maggior parte della giornata e quasi tutti i giorni, secondo quanto riportato dalla persona;

  • marcata diminuzione di interesse o piacere per quasi tutte le attività svolte.

A questi due sintomi principali se ne possono affiancare altri, tra cui:

  • Perdita di peso non dovuta a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento del senso di fame;

  • disturbi del sonno, insonnia o ipersonnia, protratti e continuativi;

  • agitazione o rallentamento psicomotorio;

  • faticabilità e mancanza di energia;

  • sentimenti di svalutazione o di colpa eccessivi o ingiustificati;

  • ridotta capacità di pensare o concentrarsi su ogni attività e estrema indecisione in attività lavorative ed extra-lavorative;

  • pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria o autolesiva.

    Per una diagnosi devono essere presenti almeno cinque dei sintomi sopra elencati, tenendo in considerazione che i primi due devono essere sempre presenti.

Il disturbo depressivo maggiore può manifestarsi con diversi livelli di gravità.

Alcune persone presentano sintomi depressivi di bassa intensità, legati ad alcuni momenti di vita, mentre altre si sentono così depresse da non riuscire a svolgere le normali attività quotidiane. Le forme gravi sono caratterizzate da un numero più elevato di sintomi, una maggiore intensità e durata nel tempo della sintomatologia e una maggiore compromissione delle attività quotidiane.

Le cause del disturbo depressivo maggiore

Ad oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione multifattoriale di elementi genetici, ambientali e psicologici:

  • Genetici: esistono numerose evidenze legate ad una componente ereditaria. Questo non significa che è inevitabile soffrire di depressione ma che si può essere più vulnerabili al disturbo se qualche nostro familiare ne ha sofferto;

  • Psicosociali: eventi particolarmente stressanti possono favorire lo sviluppo della depressione, soprattutto se vengono vissuti dal soggetto come perdite irreversibili, irreparabili e totali (malattie gravi, separazioni, conflitti, cambiamenti di vita o lutti);

  • Psicologici: scarsa autostima, basso senso di autoefficacia, tendenza all’autocritica, incapacità di soddisfare i propri bisogni, ridotta capacità di adattarsi ai cambiamenti di vita.

In che modo un percorso psicologico può aiutare chi soffre di depressione maggiore?

Grazie all’aiuto del terapeuta il paziente potrà:

  • Ottenere informazioni utili a comprendere, dal punto di vista fisiologico e psicologico, questo disturbo;

  • Rompere, utilizzando tecniche comportamentali, il circolo vizioso in cui si trova bloccato in modo da poter riprendere gradualmente lo svolgimento delle attività che aveva abbandonato e trovarne di nuove;

  • Modificare le convinzioni negative sulle proprie capacità e sulle possibilità di ottenere un cambiamento;

  • Ridurre la ruminazione che contribuisce a mantenere il disturbo, lavorando sia sul contenuto dei propri pensieri che sul modo di rapportarsi ai propri stati interni.

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